Due portoghesi nella pasticceria del carcere

 

Portoghesi non nel senso di abusivi, beninteso! Parliamo di Junior e Vladimir, i due amici dell’Associazione Vale de Acór che per due mesi si sono alzati ogni mattina all’alba per imparare i segreti della Pasticceria Giotto del carcere di Padova.

 

Con il mese di dicembre 2015 il progetto a favore dell’associazione portoghese Vale de Acor vede il completamento del suo primo step. Parliamo di un progetto nato con l’obiettivo di trasformare uno stabile della sede di Lisbona in una pasticceria e insegnare agli ospiti di Vale de Acór una professionalità perché possano trovare una nuova opportunità di lavoro e di riabilitazione .

 

L’obiettivo specifico era avviare un periodo di formazione di due persone ospiti della comunità Vale de Acor nel laboratorio di Pasticceria Giotto del Carcere di Padova. Lo scopo principale? Promuovere il modello educativo-formativo al lavoro del Consorzio Sociale Giotto e il know-how sulla qualità dei prodotti dolciari, in particolare “I dolci del Santo”. Il percorso di formazione svolto a Padova troverà compimento con l’apertura a Lisbona di una pasticceria dove gli ospiti dell’Associazione potranno trovare una nuova opportunità di lavoro e di riabilitazione.

 

L’Associazione Santa Lucia onlus, in collaborazione con la Cooperativa sociale Giotto e con il sostegno economico di Fondazione Antonveneta, si è assunta il compito di assistere e gestire l’accoglienza (vitto e alloggio) e di seguire il percorso formativo nella nostra città. Nei due mesi a partire dalla metà di ottobre 2015 la Cooperativa Sociale Giotto ha realizzato la formazione professionale di Vladimir e Junior con successo e soddisfazione della cooperativa e dei colleghi di lavoro.

 

 

LE FOTO DI JUNIOR E VLADIMIR

 

 

160301 Junior e Vladimir nella Pasticceria del carcere

 

 

E loro? Come hanno vissuto questo singolare tirocinio? Ecco le testimonianze.

 

 

 

Junior

 

A uno come me, ignorante dell’arte della pasticceria e della gelateria, quando mi hanno proposto questa nuova esperienza, è venuta la paura rispetto alla questione linguistica, alla convivenza in una cultura diversa per due mesi e anche al contesto delicato dove si svolgeva questa formazione: una prigione di alta sicurezza a Padova.

 

Oggi capisco che non ho mai fatto nessuna formazione professionale come questa.

 

Abbiamo cominciato conoscendo i diversi prodotti realizzati dalla pasticceria e capendo che esiste una sequenza di operazioni prioritarie che devono essere compiute per forza, per assicurare l’eccellenza del prodotto finale.

 

C’era anche una squadra che ha supervisionato la nostra formazione ogni giorno, come veri professionisti, che ci dotava di tutto per compiere lo scopo. Abbiamo incontrato persone che indipendentemente dalle ragioni per cui erano lì, in quel mondo dentro la prigione, si consegnavano con amore a quello che facevano. C’era un ambiente di aiuto reciproco, amicizia, serietà e professionismo che ci ha facilitato tanto il nostro compito (che io avevo immaginato difficile).

 

Oggi mi vedo con conoscenza sufficiente per assumere tranquillamente un posto in una pasticceria, anche se ovviamente servono più di due mesi per essere un vero professionista. Per il progetto Vale de Acór/Giotto la formazione è stata compiuta, riguardo a l’esito, il tempo lo dirà, sempre con la grazia di Dio.

 

Grazie Nicola Boscoletto, squadra della Giotto e famiglie e grazie anche a Vale de Acór per questa esperienza.

 

Junior

 

 

 

Vladimir

 

 

In primo luogo vorrei ringraziare la Cooperativa Giotto e tutti quelli che hanno contribuito a questi due mesi di formazione a Padova.

 

La formazione mi ha arricchito molto, sia per la vita professionale che per la vita personale. Ho imparato tanto sulla gastronomia tipica italiana ed anche a usare i diversi prodotti tradizionali di questa nazione. Ho conosciuto anche il modo di funzionamento di una pasticceria, dalla preparazione della materia prima, alla produzione, fino all’uscita del prodotto finale. Ho imparato anche a lavorare insieme con altri lavoratori.

 

Mi ha colpito che tutti i prodotti della linea di Sant’Antonio hanno una storia accuratamente cercata ed associata al prodotto.

 

Dal punto di vista personale, sono rimasto affascinato da come il lavoro trasforma una persona e la sua dignità. Nella prigione di Padova ho avuto rapporti con dei carcerati con tante storie “pesanti” ma che sono ragazzi normali. Ho sentito la misericordia e la mano di Dio in questa opera, la Cooperativa Giotto.

 

Grazie per questa bella esperienza.

 

Vladimir

 

 

 

 

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