Sim in carcere, come stanno le cose

 

Riportiamo l’intervista che Nicola Boscoletto ha rilasciato al Gazzettino di Padova di lunedì 13 aprile, precisando – e ridimensionando di molto – le notizie comparse sui giornali padovani di sabato 11 aprile circa l’introduzione di sim dati nel carcere di Padova.

 

 

 

Questi gli articoli usciti sabato 11 aprile sul Mattino di Padova e il Corriere del Veneto.

 

 

 

Il Gazzettino di Padova, lunedì 13 aprile, p. IV, «Le sim in carcere? Erano tutte disattive»

 

 

 

Un fornitore della Giotto trovato a portare 5 sim in carcere. Nicola Boscoletto, presidente della cooperativa Giotto, si sente in qualche maniera danneggiato dall’accaduto?

 

«La cooperativa Giotto opera ininterrottamente nella Casa di Reclusione due Palazzi dal 1991. Tutto quello che abbiamo fatto in questi 25 anni è sempre stato non solo sotto gli occhi di tutti ma anche sempre sotto la lente d’ingrandimento. Dico subito che stavolta non si tratta di un fornitore Giotto, ma di un dipendente di una delle cooperative del Consorzio sociale Giotto. Si tratta di un dipendente che da poco meno di un anno lavora in carcere entrando regolarmente tutti i giorni, straconosciuto, con tutte le regolari autorizzazioni. Come pure autorizzato era il computer che regolarmente da poco meno di un anno ogni giorno, dentro una borsa, portava in carcere per svolgere la sua attività».

 

E le sim? «Dentro la borsa del computer in uno scompartimento c’erano queste 5 sim. Due estere, relative alle sue stesse esperienze lavorative, una in Etiopia ed una a Gibuti, risalenti ad oltre un anno anno e mezzo fa ed inattive. Tre italiane, due Wind ed una Vodafone, ricaricabili o per uso dati, usate in Italia ed anche queste da circa un anno inattive».

 

Quindi, sarebbero state solo di suo uso personale? «Guardi, io so che più o meno tutti nel cassetto a casa, in ufficio, in un astuccio, in una borsa hanno schede dismesse. E i giovani oggi con molta facilità cambiano gestore». Insomma, si tratterebbe di una bufala, di un’operazione frettolosa? «Io non ci vedo niente di strano. Credo che chi ha fatto il rilievo e la denuncia abbia fatto comunque un atto dovuto: se non ci fosse stata la denuncia, sarebbe stata omissione di atti. Certo è, però, che è da un anno tutti i giorni l’operatore entrava ed usciva dal carcere con quella borsa e con quelle 5 sim. Una leggerezza, certamente, ma niente di male o niente di più».

 

Adesso, insomma, come vi regolerete? «Il dipendente si è sentito con l’avvocato Fabio Pinelli, al quale ha dato l’incarico per procedere, anche in contraddittorio con la Procura della Repubblica, all’esame delle schede telefoniche affidato ad un consulente tecnico, in modo tale che possa essere accertato, nel più breve tempo possibile, che si tratta di schede disattive o comunque della natura ed uso descritto».

 

In ogni caso, l’episodio non ha agevolato la Giotto... «L’unico mio dispiacere è che simili pseudo-scandali non nuocciono solo a chi si vuole denigrare, ma a tutto il sistema, in questo caso a tutto il carcere. Peccato».

 

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