Carcere, un unico scopo: il reinserimento

 

È molto chiaro il concetto che papa Francesco ha del carcere. Lo ha espresso lo scorso 27 settembre allIstituto di correzione Curran-Fromhold di Philadelphia, nel corso della sua visita negli Usa. «Questo momento nella vostra vita può avere un unico scopo: tendere la mano per riprendere il cammino, tendere la mano perché aiuti al reinserimento sociale. Un reinserimento di cui tutti facciamo parte, che tutti siamo chiamati a stimolare, accompagnare e realizzare. Un reinserimento cercato e desiderato da tutti: reclusi, famiglie, funzionari, politiche sociali e educative. Un reinserimento che benefica ed eleva il livello morale di tutta la comunità e la società».

 

Ecco il video:

 

 

E questo è il testo integrale del discorso

 

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO A CUBA, NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE  (19-28 SETTEMBRE 2015)

 

 

VISITA AI DETENUTI NELL’ISTITUTO DI CORREZIONE CURRAN-FROMHOLD

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Philadelphia

Domenica, 27 settembre 2015

 

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

 

Parlerò in spagnolo perché non so parlare inglese, ma lui [indica l’interprete] parla molto bene l’inglese e mi tradurrà.

 

Grazie per l’accoglienza e per la possibilità di stare qui con voi a condividere questo momento. Un momento difficile, carico di tensioni. Un momento che so che è doloroso non solo per voi, ma per le vostre famiglie e per tutta la società. Perché una società, una famiglia che non sa soffrire i dolori dei suoi figli, che non li prende sul serio, che li tratta come cose “naturali” e li considera normali e prevedibili, è una società “condannata” a rimanere prigioniera di sé stessa, prigioniera di tutto ciò che la fa soffrire.

 

Sono venuto qui come pastore, ma soprattutto come fratello, a condividere la vostra situazione e a farla anche mia; sono venuto perché possiamo pregare insieme e presentare al nostro Dio quello che ci fa male e anche quello che ci incoraggia, e ricevere da Lui la forza della Risurrezione.

 

Ricordo il Vangelo in cui Gesù lava i piedi ai suoi discepoli nell’Ultima Cena. Un atteggiamento che i discepoli fecero fatica a capire, compreso san Pietro, che reagisce e gli dice: «Tu non mi laverai mai i piedi!» (Gv 13,8).

 

In quel tempo era abitudine quando uno arrivava in una casa lavargli i piedi. Ogni persona era sempre ricevuta così. Perché non c’erano strade asfaltate, erano strade polverose, con la ghiaia che si infilava nei sandali. Tutti percorrevano i sentieri che lasciavano impregnati di polvere, danneggiavano con qualche pietra o provocavano qualche ferita. Lì vediamo Gesù che lava i piedi, i nostri piedi, quelli dei suoi discepoli di ieri e di oggi.

 

Tutti sappiamo che vivere è camminare, vivere è andare per diverse strade, diversi sentieri che lasciano il loro segno nella nostra vita.

 

E per la fede sappiamo che Gesù ci cerca, vuole guarire le nostre ferite, curare i nostri piedi dalle piaghe di un cammino carico di solitudine, pulirci dalla polvere che si è attaccata per le strade che ciascuno ha percorso. Gesù non ci chiede dove siamo andati, non ci interroga su che cosa stavamo facendo. Al contrario, ci dice: «Se non ti laverò, non avrai parte con me» (Gv 13,8). Se non ti lavo i piedi, non potrò darti la vita che il Padre ha sempre sognato, la vita per cui ti ha creato. Egli viene incontro a noi per calzarci di nuovo con la dignità dei figli di Dio. Vuole aiutarci a ricomporre il nostro andare, riprendere il nostro cammino, recuperare la nostra speranza, restituirci alla fede e alla fiducia. Vuole che torniamo alle strade, alla vita, sentendo che abbiamo una missione; che questo tempo di reclusione non è mai stato e mai sarà sinonimo di espulsione.

 

Vivere comporta “sporcarsi i piedi” per le strade polverose della vita e della storia. E tutti abbiamo bisogno di essere purificati, di essere lavati. Tutti, io per primo. Tutti siamo cercati da questo Maestro che ci vuole aiutare a riprendere il cammino. Il Signore ci cerca tutti per darci la sua mano. E’ penoso riscontrare a volte il generarsi di sistemi penitenziari che non cercano di curare le piaghe, guarire le ferite, generare nuove opportunità. E’ doloroso riscontrare come a volte si crede che solo alcuni hanno bisogno di essere lavati, purificati, non considerando che la loro stanchezza, il loro dolore, le loro ferite sono anche la stanchezza, il dolore e le ferite di tutta una società. Il Signore ce lo mostra chiaramente per mezzo di un gesto: lavare i piedi e andare a tavola. Una tavola alla quale Egli vuole che nessuno rimanga fuori. Una tavola che è stata apparecchiata per tutti e alla quale tutti siamo invitati.

 

Questo momento nella vostra vita può avere un unico scopo: tendere la mano per riprendere il cammino, tendere la mano perché aiuti al reinserimento sociale. Un reinserimento di cui tutti facciamo parte, che tutti siamo chiamati a stimolare, accompagnare e realizzare. Un reinserimento cercato e desiderato da tutti: reclusi, famiglie, funzionari, politiche sociali e educative. Un reinserimento che benefica ed eleva il livello morale di tutta la comunità e la società.

 

E desidero incoraggiarvi ad avere questo atteggiamento tra di voi, con tutte le persone che in qualche modo fanno parte di questo Istituto. Siate artefici di opportunità, siate artefici di cammino, siate artefici di nuove vie.

 

Tutti abbiamo qualcosa da cui essere puliti e purificati. Tutti. Che questa consapevolezza ci risvegli alla solidarietà tra tutti, a sostenerci e a cercare il meglio per gli altri.

 

Guardiamo a Gesù che ci lava i piedi: Egli è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6) che viene a farci uscire dall’inganno di credere che nulla possa cambiare! Gesù che ci aiuta a camminare per sentieri di vita e di pienezza. Che la forza del suo amore e della sua Risurrezione sia sempre via di vita nuova.

 

E così come stiamo, ognuno al suo posto, seduti, in silenzio chiediamo al Signore che ci benedica. Il Signore vi benedica e vi protegga. Faccia brillare il suo volto su di voi e vi conceda la sua grazia. Vi mostri il suo volto e vi conceda la pace. Grazie!

 

Parole aggiunte al termine dell’incontro:

 

La cattedra che avete fatto è molto bella, molto bella. Tante grazie per il vostro lavoro!

 

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