“Vigilando redimere. Quale idea di pena nel XXI secolo?” Convegno al Meeting 2012

calendar Mercoledì 22 Agosto 2012

 

Martedì 21 agosto 2012 alle 11.15 nella sala A3 della Fiera di Rimini si è tenuto il convegno del Meeting per l’amicizia fra i popoli dal titolo “Vigilando redimere. Quale idea di pena nel XXI secolo?” Sono intervenuti Nicola Boscoletto, presidente del Consorzio Rebus, Tomáz de Aquino Resende, procurador de Justiça do Ministério Público do Estado de Minas Gerais, São Paulo, Giovanni Maria Pavarin, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Venezia; Luciano Violante, presidente del Forum Riforma dello Stato del Partito Democratico. Ha introdotto i lavoro Paolo Tosoni, presidente della Libera Associazione Forense.

 

Per Nicola Boscoletto, presidente del consorzio Rebus, che parla in apertura dell’incontro le cifre non ingannano: «Il 90 per cento di chi esce dal carcere, commette di nuovo un reato. Condanna e pena sono state inutili per la società, con un costo sociale ed economico enorme: 250 euro al giorno per recluso, 100mila euro l’anno». «Nella nostra esperienza di lavoro nella casa di reclusione la recidiva scende all’uno per cento. Purtroppo su 67 mila carcerati sono meno di un migliaio quelli che ne possono approfittare. Il lavoro e il rapporto con l’altro danno un senso alla pena che si sconta».

 

Tomáz de Aquino Resende, procuratore della giustizia dello Stato di Minas Gerais, parla delle Apac, carceri in cui i detenuti lavorano e studiano, «dove l’uomo è trattato come essere umano». Anche qui recidiva bassissima: solo il 10 per cento. «Nelle Apac non ci sono agenti di polizia penitenziaria, non ci sono pubblici impiegati, ma associazioni per la protezione dei condannati, che coinvolgono membri della collettività,  operatori delle pastorali carcerarie e altri collaboratori. E chi si occupa di queste carceri sono gli stessi detenuti, gli stessi recuperandi. Sono loro che hanno la chiave del portone, per così dire».

 

Giovanni Maria Pavarin, presidente del tribunale di sorveglianza di Venezia ricorda una frase di don Oreste Benzi: “L’uomo non è il suo errore”. «Concetto spesso dimenticato. Eppure la costituzione prevede non solo condizioni umane di detenzione, ma indica il recupero come fine ultimo della pena: dobbiamo pensare come un detenuto può ripagare il danno che ha recato alle altre persone e alla società. Per questo sono importanti le misure alternative alla detenzione».

 

Per il senatore pd Luciano Violante è fondamentale garantire condizioni di detenzione umane e civili. «Non possiamo pensare che gli altri ci rispettino se noi per primi non rispettiamo i loro diritti. Non possiamo pensare di cambiare il carcere e il concetto di pena, se non avviamo un profondo cambiamento culturale nella nostra società. Proprio da voi cattolici ho imparato che le persone possono cambiare».

 

 

 

RASSEGNA STAMPA

 

 

 

Il Gazzettino di Padova, martedì 21 agosto, p. VI, Nove su dieci in carcere ci tornano

 

Avvenire, mercoledì 22 agosto, p. 12, Carceri migliori, società più sicura (G. Ruggiero)

 

Tempi, mercoledì 5 settembre, p. 8, La tragedia economica e umana di chi sta dietro le sbarre in Italia (rc)

 

 

 

Il servizio del Tg1 di mercoledì 22 agosto

 

 

 

IL VIDEO DEL CONVEGNO

 

 

 

 

 

 

ALCUNE IMMAGINI DELLA GIORNATA

 

 

 

 

 

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